fbpx

Brindisi non è solo un porto, è una capitale del mondo. Per la sua posizione strategica, nonché per la sua naturale vocazione di apertura verso le culture e i popoli, nei millenni è stata luogo di incroci, intarsi, convergenze parallele di cui anche Aldo Moro, inventore di questo ossimoro e pugliese di Maglie, a meno di un’ora da Brindisi, sarebbe stato fiero.

Come nasce l’usanza del brindisi

Brindisi non è solo una città, ma è anche un richiamo diretto alla convivialità che risale sino almeno al 37 a.C. età in cui Orazio, allora 28enne, ci ha lasciato nel Primo Libro dei suoi Sermones una sorta di coinvolgente taccuino di appunti (noto come Iter Brundisinum) su quanto avvenne lungo il percorso svoltosi lungo la via Appia che collegava appunto Roma e Brindisi. Se nella primavera del 37 a.C. l’imperatore romano Ottaviano inviò a Brindisi, a quel tempo il più importante porto per la Grecia e l’Oriente, una delegazione capeggiata da Mecenate, suo influente consigliere, al fine di appianare dei dissidi sorti con Antonio, nella satira di Orazio però la spedizione diplomatica passa del tutto in secondo piano e la cronaca del lungo e faticoso viaggio gli offre semplicemente occasione per descrivere in modo fresco e spigliato località, ambienti, personaggi più o meno buffi e ironizzare in modo pungente su manie e pretenziosi intenti.

È qui che arriva “il brindisi”. Una volta arrivati, dopo quasi 600 Km, a destinazione, famosa è rimasta infatti l’esortazione con cui Orazio invitò a levare i calici declamando: “Afferra l’attimo e diffida del dubbio domani”. Per estensione, il termine brindisi sarebbe poi entrato nella tradizione latina come augurio condiviso e reiterato dai giovani romani nel corso delle cene di saluto che precedevano il loro imbarco per raggiungere la Grecia dove avrebbero perfezionato la loro educazione. Infatti, se nel banchetto greco si mangiava e si beveva in due momenti distinti, nel banchetto romano il brindisi era uso consolidato lungo tutta la permanenza a tavola: si usava farlo auspicare e celebrare prodezze amatorie o militari, o per augurare la salute di uno degli astanti (doveva vuotare la tazza esclamando: bene tibi, vivas), oppure per auspicare la salute di persone assenti.

Brindisi nella letteratura

Se l’Iter brundisinum di Orazio risale a oltre 2050 anni fa, la presenza di Brindisi è forte e saliente anche nella storia della letteratura moderna: Alexandre Dumas padre elabora infatti tra il 1844 ed il 1846 il suo Conte di Montecristo partendo proprio dalle celle del castello Svevo dov’era stato incarcerato dando vita, nella finzione del libro, al personaggio cardine di Edmond Dantès. Qualche decennio dopo, nel 1872, Jules Verne, nel suo celeberrimo Il Giro del Mondo in 80 giorni, sceglierà ancora Brindisi come il luogo del termine della prima settimana di Viaggio, un vero spartiacque narrativo dove il personaggio principale Phileas Fogg e il suo fido Passepartout decidono di imbarcarsi sul modernissimo vapore che li porterà a Suez.

Arrivando al Novecento, il tempo che a Brindisi viene scandito dalla presenza della Valigia delle Indie affascina anche Carlo Emilio Salgari, e la città compare anche a firma di Hemingway in Addio alle Armi, scritto nel 1929.

Luogo di approdo e punto di partenza, sia nella storia che oggi Brindisi vanta il porto più attivo di tutta l’Italia meridionale con collegamenti per le principali località di Grecia, Albania, Turchia ed è il punto di arrivo per raggiungere il Salento in aereo. Ma d’interesse non è solo la sua posizione ideale: Brindisi è una città che sorprende, che cela caratteristici scorci medievali e reperti architettonici dell’antica Roma.

Cosa visitare a Brindisi

Il Lungomare Regina Margherita è il luogo perfetto per iniziare la passeggiata con vista sul porto, dove si trova la ormai famosa Casa del Turista che fornisce informazioni e documentazioni sulla città; da qui si può proseguire fino alla Scalinata Virgilio (sì anche Virgilio soggiornò a Brindisi dove morì il 21 settembre del 19 a.C.) che conduce al simbolo di Brindisi, le Colonne Romane, ritenute le terminali della via Appia. Da questa posizione si può già ammirare sul lato opposto del canale il monumento al Marinaio d’Italia per poi procedere verso Duomo per visitare l’antichissima Cattedrale di San Giovanni Battista, il Palazzo Balsamo con la famosa Loggia, il Palazzo del Seminario e il Museo Archeologico Provinciale “Ribezzo”. Di qui in breve si arriva all’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni, affascinanti resti di un quartiere dell’antica Roma, poco distante dalla quale sorge il Tempio di S. Giovanni Sepolcro, bellissima chiesa romanica dalla particolare forma circolare, chiusa al culto ma aperta al pubblico con visite guidate. L’assaggio di primo itinerario trova il suo penultimo approdo a Castello Svevo, il monumento più famoso di Brindisi che purtroppo si può ammirare solo dall’esterno, per terminare al Castello Aragonese situato su un’isola di fronte al porto, l’Isola di Sant’Andrea.

Cosa si mangia a Brindisi

Dopo aver gustato il centro, avrete due scelte: rifocillarvi con della buona cucina e del buon vino e poi riprendere il vostro percorso in città; oppure muovervi verso una delle splendide spiagge nei dintorni di Brindisi. Nel primo caso, sarà amico del vostro pasto un bel bicchiere di Brindisi Doc, un vino rosso rubino con riflessi granati a base Negro Amaro – caratterizzato dal tannino deciso e da aromi di frutta scura e cotta – che potrete abbinare alle classiche polpette (spesso fritte, cotte nella salsa di pomodoro per ore e ore) o agli involtini (preparati a base di carne di vitello, maiale o cavallo e ripieni normalmente di formaggio, prosciutto e una foglia di alloro); se invece decidete per il mare dell’Alto Salento, potrete godere dell’imbarazzo della scelta tra Savelletri, Torre Canne, Torre Guaceto e Punta Penna Grossa, quest’ultime interessanti non solo per la balneazione ma anche come punti privilegiati per l’osservazione dell’avifauna.

Al netto del fatto che Brindisi fu anche capitale d’Italia, per cinque mesi esatti dal 10 settembre 1943 all’11 febbraio 1944, ora pensiamo sia chiara la sua vocazione a essere spazio elettivo di cultura, di arte, di svago intelligente e prezioso: in qualche modo capitale del mondo.

E se così ancora non fosse, per convincersi basta seguire le parole di Virgilio: “L’amore vince tutto: e noi cediamo all’amore”. Lo stesso vale per la Bellezza.