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Oltre a essere una festività fondamentale nel calendario sacro, la Pasqua celebra all’interno di molte culture il momento di passaggio fra l’inverno e la primavera, simbolo di rinascita.

Un’antica festa di rinascita

Le tradizioni legate alla Pasqua sono tantissime e diverse fra loro, e alcune risalgono a tempi antichissimi: in questo senso, le uova sono il prodotto interculturale per eccellenza che simboleggia la rinascita e il passaggio dall’inverno alla primavera già nella cultura pagana e, con l’avvento del cristianesimo, diventano immagine della Resurrezione.

Le uova di Pasqua: tradizioni e giochi nel mondo

Se guardata con occhio irriverente, dolcemente eretico, in molte parti del mondo la Pasqua si svela modi molto curiosi: c’è chi la inizia subito appena suona la sveglia come in Romania, dove il mattino di Pasqua la tradizione vuole che ci si lavi la faccia con l’acqua fredda nella quale sono stati messi a mollo un uovo dipinto di rosso e una moneta d’argento, che simbolizzano rispettivamente la salute e la purezza; non meno carica di intensità è la mattina di Pasqua in Russia, dove le famiglie si recano sulla tomba di un parente e lì consumano un picnic. In Svezia, invece, la ricorrenza assomiglia stranamente a Halloween, perché i bambini si vestono da streghe di Pasqua: si dipingono il viso, trasportano una scopa e vanno a bussare alle porte dei vicini per riempire il loro sacchetto di caramelle e cioccolato.

La festa della primavera e del raccolto

In origine, la Pasqua era legata alle attività agricole, era la festa della raccolta dei primissimi frutti della campagna, a cominciare dal frumento: si gioiva perché la primavera aveva sconfitto l’inverno, la luce trionfava sul buio e la Terra tornava a donare frutti. In coerenza con questo, in Germania si decorano gli alberi con uova colorate dando vita a vere e proprie piante pasquali che riempiono le strade e i giardini di colori, annunciando l’arrivo della nuova stagione più mite. In modo simile, anche in Olanda la Pasqua viene celebrata come una festa primaverile: per questo, si appende una corona decorata alla porta di casa e si pitturano le uova che poi vengono appese a un albero nel giardino mentre in casa si mettono dei fiori di colore giallo, emblema di sole e calore. Sempre rimanendo nel Nord Europa una ennesima usanza curiosa, diffusa in tutta la Gran Bretagna e poi transitata negli Stati Uniti, è quella delle Egg rolling: il gioco consiste nel far rotolare le uova, normalmente su un tappeto d’erba o su una collina, e vince chi riesce a far rotolare un uovo più a lungo senza romperlo, il tutto a rimembrare le rocce che rotolarono via dall’entrata della tomba di Cristo poco prima della resurrezione.

Terminando il nostro giro d’Europa in territorio dei nostri cugini d’oltralpe, i francesi, dal canto loro, danno la colpa stranamente a noi italiani per la scomparsa di Cristo: infatti se le campane delle chiese sono silenziose dal venerdì santo fino alla mattina di Pasqua, ai bambini francesi viene detto che “sono volate via a Roma”, e la mattina di Pasqua i bambini corrono veloci all’esterno per guardare le campane che volano nuovamente verso casa. Intanto che i piccoli sono occupati a guardare il cielo per scoprire se riescono a vedere le campane, i genitori nascondono le uova di cioccolato.

Tra le tante tradizioni, quella dell’uovo (da mangiare o da dipingere) si ritrova dunque un po’ in tutte le nazioni perché l’uovo simboleggia la fecondità e la speranza per il futuro. Tuttavia il dono di uova lessate e dipinte a vivaci colori in passato aveva anche uno scopo molto pratico.

E in Italia?

In Quaresima, secondo la tradizione cristiana, non si potevano mangiare né uova né carne; dal momento però che le galline continuavano a deporre le uova, queste venivano lessate per poter essere conservate. Al termine della Quaresima, la domenica di Pasqua, c’era quindi una gran quantità di uova; insomma, in qualche modo bisognava usarle: mangiandole, oppure inventando giochi che, potenzialmente, potessero anche deviarle (anche danneggiandole) rispetto all’uso gastronomico.

Di questo passaggio per l’uovo da cibo a strumento, un esempio lo troviamo a Cividale del Friuli (Udine) dove è tradizione il Gioco del Truc che trasforma le uova da simbolo religioso a vero mezzo di competizione anche accesa. In nome di una cultura contadina che è diventata subalterna nel corso della storia e condannata fino a essere quasi estinta, in questa disfida ancor oggi i concorrenti cercano di far toccare tra loro delle uova colorate che rotolano sul fondo di un catino inclinato pieno di sabbia, tra l’entusiasmo di tutti coloro che partecipano tifando per uno o l’altro contendente. Che, anche prima di Pier Paolo Pasolini, il Friuli fosse patria di eretici e corsari, è peraltro noto almeno sin dal XV secolo: risale a questo secolo la vicenda di Menocchio, in arte Domenico Scandella, mugnaio condannato dall’Inquisizione e bruciato sul rogo per le sue teorie sul cristianesimo e sulla sua concezione del mondo, la cui vicenda è stata resa nota in particolare dallo storico Carlo Ginzburg, il cui saggio Il formaggio e i vermi è stato recentemente ripubblicato da Adelphi. Di fronte all’Inquisizione Menocchio espose la sua originale teoria della Creazione come propensione a fare del Verbo uno strumento di contatto diretto con la vita, con le persone reali e con l’ambiente sociale: secondo Menocchio all’inizio “tutto era un caos, cioè terra, aria, acqua e fuoco insieme; e quel volume, andando così a scaldarsi, fece una massa, come fa il formaggio nel latte, da cui sarebbero usciti gli angeli, tra cui Dio”.

Al netto della metafora casearia, studi approfonditi basati sui verbali dei due processi da lui subiti hanno notato come le teorie di Menocchio derivino tanto dalla Bibbia quanto dal sapere popolare, richiamandosi tanto all’antica cosmologia greca – rispetto al caos – quanto alla filosofia neoplatonica e scolastica – in riferimento a Dio come intelletto.

Pare che Menocchio sul rogo, in nome di tale intelletto volle proteggersi dalle fiamme solo la testa, lasciando a terra l’abito tradizionale del mugnaio, un mantello, e indossando solo un berretto di lana bianca. Beh se questo articolo vi ha fatto venir voglia, che ne so, di andare in Grecia almeno con la testa, ricordatevi che nella piccola isola di Corfù la tradizione vuole che il sabato pasquale si gettino vasi di argilla dalle finestre.

In questo caso, come Menocchio, ricordatevi di proteggetevi bene almeno il capo…

Nella foto: Cividale del Friuli